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La maggior parte della gente dedica più tempo ad evitare i problemi, che a tentare di risolverli (H. Ford)

martedì 31 maggio 2016

Atti amministrativi - Conflitto di interesse

Cons. Stato Sez. V, Sent., 16/05/2016, n. 1969

Per pacifica giurisprudenza, quest'ultimo (n.d.r. il conflitto di interessi)  sussiste allorché i componenti di un collegio amministrativo siano portatori di un interesse personale divergente da quello affidato alle cure dell'organo di cui fanno parte (Cons. Stato, Sez. III, 2/4/2014 n. 1577; Sez. V, 13/6/2008 n. 2970).
Nel caso di specie tale divergenza non è configurabile, in quanto, l'interesse dei componenti della Giunta Municipale e del Dirigente del Settore Personale, coincide con quello pubblico perseguito con l'atto di ritiro, ovvero evitare non dovuti esborsi di denaro pubblico per effetto di provvedimenti di stabilizzazione ritenuti illegittimi.
Giova soggiungere che la verifica della sussistenza del conflitto d'interessi, dovendo essere condotta sotto un profilo eminentemente oggettivo, non è influenzata dalle motivazioni soggettive poste a base dell'agire.
Nella fattispecie, pertanto, a nulla rileva che componenti della Giunta Municipale e Dirigente del Settore Personale siano stati spinti a provvedere in autotutela dall'esigenza, prettamente egoistica, di alleggerire la propria posizione sotto il profilo della responsabilità contabile.
Al di là delle dirimenti considerazioni appena svolte, occorre, comunque, rilevare che il dovere di astensione per conflitto di interessi, costituisce esplicazione del più generale principio di imparzialità, che a sua volta rappresenta uno dei canoni a cui l'amministrazione, ex art. 97 cost. , deve informarsi nell'esercizio dell'attività discrezionale.
Sennonché, l'atto della cui legittimità nella specie si controverte, non ha natura discrezionale, bensì vincolata.
Difatti, se è vero che, di regola, il potere di autotutela ha natura discrezionale, occorrendo, che accanto all'illegittimità del provvedimento di primo grado, sussista anche un interesse pubblico al ritiro da comparare con quello del privato al mantenimento dell'atto, fanno eccezione alla regola le ipotesi in cui, essendo l'interesse pubblico in re ipsa, l'amministrazione non è chiamata a compiere alcuna valutazione al fine di poter disporre l'annullamento d'ufficio, essendo sufficiente, al riguardo, il mero riscontro dell'illegittimità dell'atto da annullare.
In tali casi, la natura vincolata del potere, esclude che vi siano spazi per poter apprezzare profili di imparzialità.
Orbene, per un'ormai consolidata giurisprudenza che il Collego condivide, l'annullamento d'ufficio degli atti da cui discendono continuativi e non dovuti esborsi di denaro pubblico, quali quelli di illegittima costituzione di rapporti di lavoro alle dipendenze di pubbliche amministrazioni, è doveroso, dovendo ritenersi l'interesse pubblico al ritiro in re ipsa (cfr. fra le tante, Cons. Stato, Sez. V, 23/10/2014 n. 5267; Sez. VI, 14/7/2011 n. 4284).