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La maggior parte della gente dedica più tempo ad evitare i problemi, che a tentare di risolverli (H. Ford)

sabato 12 dicembre 2015

Pubblico impiego–Licenziamento-Statuto dei lavoratori-Applicabilità

Cass., 17 giugno 2015, n. 856.
I quotidiani ed i media hanno trattato con enfasi la sentenza, la quale tuttavia, come si desume dalla sua lettura, afferma concetti più che scontati a livello giuridico.
Nella fattispecie la Corte ha dichiarato illegittimo il licenziamento di un dipendente in quanto la commissione disciplinare, composta da tre membri, aveva operato con la presenza di uno solo e quindi la sua attività era nulla.
Tale nullità, proprio in virtù della riforma dello Statuto dei lavoratori effettuato dalla c.d. riforma Fornero, comporta la reintegrazione nel posto di lavoro da parte del dipendente stesso.
(Jean Francois Millet, Il cammino verso il lavoro)

In virtù dell’ art. 55 bis co. 4° d.lgs, n. 165/01 ciascuna amministrazione, secondo il proprio ordinamento, individua l’ufficio competente per i procedimenti disciplinari ai sensi del comma 1, secondo periodo. Il predetto ufficio contesta l’addebito al dipendente, lo convoca per il contraddittorio a sua difesa, istruisce e conclude il procedimento secondo quanto previsto nel comma 2.
Si tratta di norma imperativa. Come tale è espressamente definita dal precedente art. 55 co. Io.
L’ufficio competente per i procedimenti disciplinari del Consorzio ricorrente ha una composizione collegiale, di tre membri. in nessun caso un collegio imperfetto può ridursi ad operare attraverso uno solo dei propri membri, di fatto venendosi ad equiparare ad un organo monocratico.
In proposito si deve condividere la giurisprudenza del Consiglio di Stato (cfr. dec. n. 140 del 16.3.76), secondo cui un organo collegiale deve necessariamente essere pluripersonale e non può mutarsi in organo monocratico, in quanto la monocraticità disattende in radice le ragioni di efficienza amministrativa che hanno suggerito la collegialità.
Ne discende l’avvenuta violazione, nel caso di specie, della norma imperativa di legge costituita dal cit. art. 55 bis co. 4° d.lgs, n. 165/01, con conseguente nullità - anche per ciò solo - del licenziamento disciplinare per cui è causa.
L’inequivocabile tenore dell’ art. 51 cpv. d.lgs, n. 165/01 prevede l’applicazione anche al pubblico impiego cd. contrattualizzato della legge n. 300/70 “e successive modificazioni ed integrazioni”, a prescindere dal numero di dipendenti.
Dunque, è innegabile che il nuovo testo dell’art. 18 legge n. 300/70, come novellato dall’art. 1 legge n. 92/12, trovi applicazione ratione temporis al licenziamento per cui è processo e ciò a prescindere dalle iniziative normative di armonizzazione previste dalla legge cd. Fornero di cui parla l’impugnata sentenza.
Ma proprio il nuovo testo dell’art. 18 co. Io Stat., come modificato dalla legge n. 92/12, ricollega espressamente (oltre alle ulteriori ipotesi in esso previste) la sanzione della reintegra (e non quella meramente indennitaria) anche ad altri casi di nullità previsti dalla legge.
Ed è indubbio che fra le nullità previste dalla legge vi sia anche quella per contrarietà a norme imperative (v., ancora, art. 1418 co. Io c.c.) e in tale novero rientra, come s’è detto, il cit. art. 55 bis co. 4° d.lgs, n. 165/01.