La maggior parte della gente dedica più tempo a evitare i problemi che a tentare di risolverli

La maggior parte della gente dedica più tempo ad evitare i problemi, che a tentare di risolverli (H. Ford)

sabato 18 aprile 2015

Dirigente-Licenziamento-Nozione di giustificatezza-Correttezza e buona fede del datore di lavoro

Cass. civ. Sez. lavoro, Sent., 17/02/2015, n. 3121

 

Portrait of a Man (Il Condottiero)

(Antonello Da Messina, Il condottiero)

In tema di licenziamento del dirigente, secondo la giurisprudenza di questa Corte, la nozione di "giustificatezza", per la particolare configurazione del rapporto di lavoro dirigenziale, non si identifica con quella di giusta causa o giustificato motivo L. n. 604 del 1966 , ex art.  1, potendo rilevare   qualsiasi   motivo,   purchè  apprezzabile   sul   piano   del diritto,  idoneo  a turbare il  legame  di fiducia con il  datore (Sez. L,  Sentenza n. 6110 del 17/03/2014; Sez. L, Sentenza n. 15496 del 11/06/2008); correlativamente,    il   licenziamento    del    dirigente    può   fondarsi    su   ragioni    oggettive concernenti esigenze di riorganizzazione aziendale, che non debbono necessariamente coincidere  con l'impossibilità  della  continuazione  del  rapporto o  con una situazione  di crisi tale  da  rendere  particolarmente  onerosa  detta  continuazione,  dato  che  il  principio  di correttezza e buona fede,  che costituisce  il  parametro su cui misurare  la  legittimità  del licenziamento,  deve  essere  coordinato  con  la  libertà  di  iniziativa  economica,  garantita dall'art.  41 Cost. (Sez. L,  Sentenza n. 3628 del  08/03/2012;  in tema, anche Sez. L,  Sentenza n. 21748 del  22/10/2010).

Quanto fin qui detto, tuttavia, presuppone pur sempre che il licenziamento rechi motivazione coerente e sia fondato su ragioni apprezzabili sul piano del diritto, che escludano l'arbitrarietà del recesso: in altri termini, il recesso deve pur sempre ricollegarsi ad interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento e dunque a ragioni obiettive ed effettive (che permettano la verifica dei detti interessi), operando sempre il principio di buona fede e correttezza (ex artt. 1175 e 1375 c.c. ) quale limite al potere datoriale di recesso; per altro verso, la libertà di iniziativa economica non è in grado ex se di offrire copertura a licenziamenti immotivati o pretestuosi.

Nella specie,  la  corte territoriale  ha accertato che le  reali  ragioni  del  licenziamento  non erano da ricondurre in alcun modo ad una riorganizzazione (di cui non vi era traccia, con riferimento alle mansioni del personale interessato o alle aree dell'associazione) nè ad una riduzione dei costi del personale (non avendo il datore di lavoro detto alcunchè in ordine ad eventuali  difficoltà  finanziarie  dell'associazione  che potessero dar conto dell'esigenza  di riduzione  dei  costi;  e la  corte territoriale  ha rilevato  anzi,  a conferma del  carattere fittizio della  motivazione  economica  del  recesso, che al  lavoratore  non era mai  stata neppure proposta una decurtazione del compenso per il futuro).

In difetto  di reale  consistenza  delle  ragioni  addotte formalmente  nell'atto  di recesso, residua solo l'emergenza, correttamente valutata, dalla corte territoriale - con motivazione coerente ed adeguata-, della  volontà  del  presidente  dell'associazione  di  estromettere il lavoratore  dal  vertice  della  struttura e di sostituirlo  con un uomo di sua fiducia (disegno attuatosi, ancor prima che con il recesso, con il progressivo ed immotivato "svilimento del ruolo" del  P., pur stigmatizzato  nella  sentenza impugnata),  motivo  che non è per nulla idoneo  - secondo quanto si  è detto - ad integrare  gli estremi  della  "giustificatezza"  del licenziamento del dirigente.