La maggior parte della gente dedica più tempo a evitare i problemi che a tentare di risolverli

La maggior parte della gente dedica più tempo ad evitare i problemi, che a tentare di risolverli (H. Ford)

venerdì 2 gennaio 2015

Lavoro dipendente-Ticket-Fascia oraria pasti-Lavoratore impegnato al lavoro o distante dall’abitazione-Spetta.

 

Cass. civ. Sez. lavoro, Sent., 24-10-2014, n. 22702

(…)

2- Entrambi i motivi di ricorso - da esaminarsi congiuntamente perchè connessi - sono infondati, dovendosi dare continuità all'orientamento più volte espresso da questa S.C. sulla questione oggetto della presente materia del contendere (cfr., più di recente, Cass. n. 26831/13 e Cass. 27063/13 nonchè, per tutte quelle precedenti, Cass. n. 14941/09).

Sostiene la società ricorrente che il diritto ai buoni pasto sussiste solo quando il turno di lavoro sia terminato, ma il lavoratore, a causa dei tempi di percorrenza, non sia in grado di raggiungere la propria abitazione entro le fasce orarie concordate per la consumazione dei pasti. Sempre secondo parte ricorrente, il lavoratore non ha invece alcun diritto se impegnato al lavoro durante tali fasce orarie.

Al contrario deve osservarsi - sia detto in sintesi - che la giurisprudenza innanzi richiamata riconosce il diritto ai buoni pasto tanto nel caso in cui durante la fascia oraria concordata il lavoratore sia impegnato al lavoro, quanto nel caso in cui abbia terminato di lavorare, ma i tempi di percorrenza non gli consentano di raggiungere la propria abitazione entro l'esaurirsi di tale fascia oraria.

Di conseguenza, questa S.C. ha già ravvisato il diritto quando il lavoratore abbia svolto il primo turno (6.00-14.00) o il secondo (14.00-22.00), perchè in entrambe le evenienze tale orario gli impedisce di rientrare a casa per consumare nel primo caso il pranzo, nel secondo la cena.

Nell'interpretare la clausola di cui si controverte, il dato centrale indicato dalla previsione contrattuale per fruire del ticket restaurant risiede nell'impossibilità per il lavoratore di consumare il pasto nella propria abitazione a causa dell'orario di lavoro in cui è impegnato, mentre il riferimento ai tempi di percorrenza vale solo quando ciò rilevi a tal fine, ossia quando il turno di lavoro non sia ancora iniziato o sia terminato ma sia comunque impossibile che il dipendente pranzi o ceni a casa a cagione della distanza tra l'abitazione e la sede di lavoro.

Nella specie la sentenza impugnata - interpretando la clausola con motivazione condivisibile e immune da vizi logico-giuridici - ha riconosciuto il diritto ai tickets in occasione dei turni di mattina e di pomeriggio correttamente ritenendo inequivocabile il tenore della disposizione contrattuale, che sul punto così recita:

"quando inizia o termina il turno in orari che, tenendo conto dei tempi di percorrenza, non gli consentano di consumare il pasto presso la propria abitazione (dimora) nelle fasce orarie concordate 12.00/14.00 e 19.00/21.00". (…)