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La maggior parte della gente dedica più tempo ad evitare i problemi, che a tentare di risolverli (H. Ford)

domenica 4 gennaio 2015

Decreto ingiuntivo-Contro debitore principale e fideiussore-Imposta di registro/IVA-Criteri di determinazione

Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 119/E del 31 dicembre 2014

I decreti ingiuntivi esecutivi, recanti  condanna  al  pagamento di  somme  o  valori,  ed  altre  prestazioni  o  alla consegna di beni di qualsiasi natura, sono soggetti a registrazione in termine fisso e scontano l'imposta proporzionale con aliquota del 3 per cento, anche se al momento della  registrazione  siano  stati  impugnati  o  siano  ancora  impugnabili,  salvo conguaglio o rimborso in base a successiva sentenza passata in giudicato.
In applicazione della previsione recata dalla nota II, posta in calce all'articolo 8 della Tariffa, Parte I, inoltre, “Gli atti di cui al comma 1, lettera b) (…) non sono soggetti all’imposta proporzionale per la parte in cui dispongono il pagamento di corrispettivi o prestazioni soggetti all'imposta sul valore aggiunto ai sensi dell'articolo 40 del Testo unico”.
Dunque, per la registrazione del decreto ingiuntivo esecutivo recante la condanna al pagamento di corrispettivi soggetti all’imposta sul valore aggiunto si applica l’imposta di registro in misura fissa.

Con la circolare n. 214 del 1998, è stato affermato il principio dell’unicità della tassazione dei decreti ingiuntivi, a prescindere dalla circostanza che la prestazione sia adempiuta dal debitore in esecuzione del contratto principale o dal fideiussore, quale coobbligato in solido, in virtù dell’obbligazione accessoria di garanzia.

L’articolo 22 T.U. stabilisce, al comma 1, che se in un atto sono enunciate disposizioni contenute in atti scritti o contratti verbali non registrati e posti in essere fra le stesse parti intervenute nell’atto che contiene l’enunciazione, l’imposta si applica anche alle disposizioni enunciate.
Pertanto,  fermo  restando  la  tassazione  con  imposta  fissa  di  registro  del decreto ingiuntivo che  condanna sia  il  debitore principale che  il  fideiussore al pagamento di somme in dipendenza di un finanziamento soggetto ad IVA, l’enunciazione nell’atto del rapporto fideiussorio può assumere rilevo, ai fini dell’imposta di registro, qualora lo stesso non sia stato a suo tempo assoggettato a registrazione.

La tassazione della fideiussione non resta attratta nella disciplina tributaria dell’Iva per il solo fatto che il creditore sia un soggetto IVA. L’enunciazione nel decreto ingiuntivo della fideiussione andrà, quindi, autonomamente valutata ai fini dell’imposta di registro ed assoggettata a tassazione, secondo  i  principi  dettati  dall’articolo 22  del  TUR. 

Qualora l’atto di fideiussione enunciato non rientri tra gli atti soggetti a registrazione in termine fisso, l’imposta si applica solo sulla parte dell’atto enunciato non ancora eseguita.
Resta fermo che, come chiarito con la circolare n. 34 del 2001, nell’ipotesi in cui il negozio fideiussorio enunciato nel decreto ingiuntivo e non registrato rientri tra le operazioni soggette all’imposta sul valore aggiunto, trova applicazione l’imposta di registro nella misura fissa, in applicazione del principio di alternatività di cui all’articolo 40 del TUR.