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La maggior parte della gente dedica più tempo ad evitare i problemi, che a tentare di risolverli (H. Ford)

sabato 27 dicembre 2014

PA-Divieto di conferire a soggetti in quiescenza incarichi di studio e consulenza-Patrocinio legale-Non vi rientra

Corte Conti, Puglia, 6-22 novembre 2014 n. 193/PAR/2014

Si chiede se nella nozione di incarichi di studio e di consulenza cui si riferisce la previsione dell’art 5 comma 9 d.l. 95/2012 conv. in l. 135/2012 debbano rientrare o meno gli incarichi di rappresentanza e patrocinio in giudizio.
La disposizione in esame, inserita in un corpus normativo volto- com’è noto- ad una riduzione e razionalizzazione delle spese degli apparati amministrativi, sancisce il divieto di conferimento di incarichi di studio e consulenza a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza.
La previsione è la risultante della modifica introdotta dall’art 6 d.l. 24 giugno 2014 n. 90 conv. in l. 11 agosto 2014 n. 114 che ne ha ampliato i presupposti soggettivi ed oggettivi di applicazione. Mentre nella versione previgente, infatti, il divieto riguardava gli ex dipendenti dell’amministrazione che nell’ultimo anno avessero svolto funzioni ed attività corrispondenti a quelli oggetto dell’incarico da conferire, a seguito della modifica introdotta con d.l. 90/2014, il divieto è stato esteso a tutti i soggetti “già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza”. In altre parole, il divieto abbraccia non solo gli ex dipendenti dell’ente, ma tutti i lavoratori (dipendenti, lavoratori autonomi) privati o pubblici (quindi, a prescindere dalla natura dell’ex datore di lavoro) in quiescenza. Sul piano oggettivo, peraltro, non è più necessario che l’oggetto del conferimento consista in attività o mansioni già svolte in precedenza, essendo il divieto esteso a qualunque incarico di studio e consulenza (oltre che agli incarichi dirigenziali o direttivi o cariche in organi di governo delle amministrazioni e degli enti e società da esse controllati).


Il perimetro applicativo della nozione di incarichi di studio e consulenza è stato delineato dalla giurisprudenza di questa Corte con deliberazioni delle Sezioni Riunite n. 6/CONTR/05 del 15 febbraio 2005 e della Sezione delle Autonomie n. 6/AUT/2008 del 14 marzo 2008, come ricordato dalla stessa Regione istante e come ribadito recentemente da questa Sezione con deliberazione n. 131/PAR/2014 del 16 giugno 2014.
Sulla base delle pronunce sopra richiamate, possono considerarsi incarichi di consulenza quelli volti ad acquisire da un soggetto esperto un giudizio su una determinata questione, mentre sono incarichi di studio quelli volti a ricercare soluzioni su questioni inerenti all’attività di competenza dell’amministrazione conferente (in tal senso, anche il D.P.R. 338/1994), i cui risultati verranno trasfusi in una relazione scritta finale.
L’incarico al legale, pertanto, potrebbe rientrare nella nozione di consulenza solo nel caso in cui abbia per oggetto la resa di un mero parere, mentre rimane esclusa l’attività di rappresentanza processuale e di difesa in giudizio (cfr. Sezioni Riunite, deliberazione n. 6/CONTR/2005).
In conclusione, questa Sezione ritiene che non vi siano ragioni, in difetto di previsione contraria sul piano normativo, per discostarsi dal quadro ermeneutico sopra delineato, sicché anche ai fini del divieto dell’art 5 comma 9 d.l. 95/2012 mod. dall’art 6 d.l. 90/2014, gli incarichi professionali di rappresentanza e patrocinio giudiziale rimangono estranei alla nozione di incarichi di studio e consulenza.