La maggior parte della gente dedica più tempo a evitare i problemi che a tentare di risolverli

La maggior parte della gente dedica più tempo ad evitare i problemi, che a tentare di risolverli (H. Ford)

giovedì 26 febbraio 2009

Pubblico impiego - Ordine del superiore - Potere rimostranza

C. Stato, Sez. V, 15 dicembre 2008, n. 6208

 


Per definire modalità e limiti entro cui è esercitabile in maniera legittima il potere di rimostranza, occorre brevemente delineare i contorni dell’istituto, sulla base delle norme applicabili ratione temporis.

La disposizione di carattere generale è tuttora contenuta nell’art. 17 del D.P.R. 10.1.1957, n. 3, rubricato “Limiti al dovere verso il superiore”, secondo cui l'impiegato al quale venga impartito un ordine ritenuto palesemente illegittimo ha l’obbligo - in deroga al dovere di «eseguire gli ordini che gli siano impartiti … relativamente alle proprie funzioni o mansioni» stabilito dall’art. 16, primo comma, dello stesso decreto - di farne rimostranza al proprio superiore, dichiarandone le ragioni. Sempre in base all’art. 17, se l'ordine è rinnovato per iscritto, l'impiegato ha il dovere di darvi esecuzione, a meno che l’atto sia vietato dalla legge penale.

Secondo la consolidata giurisprudenza contabile, il mancato esercizio della rimostranza, comportando l’inapplicabilità dell’esimente prevista dall’art. 18 del medesimo D.P.R. n. 3/1957, configura colpa dell’impiegato, rilevante ai fini della responsabilità patrimoniale, laddove dall’atto illegittimo sia derivato un danno per le finanze pubbliche.

Non sussiste dunque un obbligo incondizionato del pubblico dipendente di eseguire le disposizioni, ivi incluse quelle derivanti da atti di organizzazione, impartite dai superiori o dagli organi sovraordinati, posto che il c.d. “dovere di obbedienza” incontra un limite nella ragionevole  obiezione circa l’illegittimità dell’ordine ricevuto. Qualora ricorra un’evenienza del genere, il pubblico impiegato ha tuttavia l’obbligo di fare una immediata e motivata contestazione a chi ha impartito l’ordine e se quest’ultimo è ribadito per iscritto, allora il dipendente non può esimersi dall’eseguirlo, a meno che l’esecuzione configuri un’ipotesi di reato.

 

(Testo integrale nella cartella pubblica)