La maggior parte della gente dedica più tempo a evitare i problemi che a tentare di risolverli

La maggior parte della gente dedica più tempo ad evitare i problemi, che a tentare di risolverli (H. Ford)

sabato 24 novembre 2007

Vincolo espropriativo - Decadenza - Conseguenze

 


M. Sanguini, Il vincolo espropriativo decaduto non rende l'area subito edificabile

L'esperto risponde, n. 89 del 18 novembre 2007.

Il vincolo espropriativo, sancito dal piano regolatore per una determinata area, ha la durata di cinque anni e decade se, entro questo termine, non viene emanato il provvedimento che comporta la dichiarazione di pubblica utilità dell'opera (art. 9, comma 2, del DPR 8 giugno 2001 n. 327  - Testo unico delle espropriazioni).

L'amministrazione pubblica può reiterare il vincolo, altrimenti l'area riacquista la propria potenzialità edificatoria, ma non può essere utilizzata, in mancanza della pianificazione urbanistica e quindi in proprietario non ha diritto ad ottenere il permesso di costruire.

Le aree con "vincolo decaduto" sono equiparate dalla giurisprudenza prevalente (per es. Cons. Stato, sez. IV, 28 giugno 2005, n. 3437) a quelle dei Comuni sprovvisti di strumenti urbanistici.

In tali aree si possono effettuare, ai sensi dell'art. 9 del DPR 380/2001, interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo che riguardino singole unità immobiliari o parti di esse e, fuori dai centri abitati, gli interventi di nuova edificazione nel limite della densità fondiaria di 0,03 metri cubi per metro quadrato.

Tale condizione di mancanza del vincolo espropriativo e di limitata capacità edificatoria può essere solo provvisoria, perché altrimenti di fatto si continuerebbe, anche dopo la scadenza del vincolo suddetto, a pregiudicare il valore economico del diritto di proprietà (Cons. Stato, sez. V, 1° ottobre 2003, n. 5675).


Il Comune, una volta decaduto il vincolo espropriativo, deve provvedere a dotarsi di pianificazione dell'area rimasta non regolata, anche se non è tenuto a farlo in base all'interesse del privato, né è vincolato ad alcuna scelta sullo strumento urbanistico ritenuto più idoneo a conseguire il risultato.

L'amministrazione pubblica infatti conserva una piena discrezionalità sia sulla scelta della destinazione da attribuire al terrene, sia sullo strumento da utilizzare (Cons. Stato, sez. IV, 21 agosto 2006, n. 4843).

In caso di inerzia del Comune il proprietario interessato alla pianificazione dell'area può inoltrare allo stesso una richiesta a provvedere alla riqualificazione del terreno, ai sensi degli articoli 2 e ss. della legge 7 agosto 1990, n. 241.

Il Comune deve esplicitare i motivi per cui ritiene di procedere diversamente rispetto alla richiesta del privato, evidenziando le esigenze di pubblico interesse sottese a una pianificazione dell'area che potrebbe imporre nuovi sacrifici al proprietario della medesima.

Nel caso invece di silenzio del Comune al proprietario è comunque concesso un rimedio per obbligare l'amministrazione a decidere.

L’ente, infatti, ai sensi dell'art, 2, comma 3, legge 7 agosto 1990, n. 241, deve obbligatoriamente riscontrare l'istanza nel termine di 90 giorni a decorrere dal suo inoltro e, ove ciò non avvenga, ai sensi del seguente comma 5, l'interessato può promuovere un ricorso avanti il TAR entro un anno dalla scadenza prevista dal comma 3 citato.

Il giudice amministrativo, in presenza dei presupposti sopra indicati, può dichiarare il Comune inadempiente e obbligarlo a provvedere alla rideterminazione urbanistica dell'area su cui insistono i beni del ricorrente, indicando un ulteriore termine perentorio entro cui provvedere (TAR Puglia, Lecce, sez. I, 8 febbraio 2007, n. 371).


Nel caso di vincolo preordinato all'espropriazione decaduto, all'amministrazione comunale può anche reiterare il vincolo stessi.

Non basta però la semplice sussistenza di un interesse pubblico  e il Comune deve evidenziare l'attualità dell'interesse medesimo, in quanto si va ad incidere sulla sfera giuridica di un proprietario che già per un quinquennio è stato titolare di un bene vincolato (Cons. Stato, ad. plen., 24 maggio 2007, n. 7).

Particolare motivazione dovrà avere la reiterazione del vincolo operata non per la prima volta